Più ballo meno sballo: una terribile menzogna.

Discoteca

“Più ballo, meno sballo”: sono vent’anni che sento ripetere questo mantra quando un ragazzo muore di droga in discoteca, com’è accaduto a Lamberto al Cocoricò di Riccione.  Si tratta di una terribile menzogna, che, tradotta, significa: è possibile sballare un pochino, ma non troppo; è possibile andare in una discoteca romagnola fino alle 7 del mattino, ballare e uscire col sorriso sulle labbra, tirati a nuovo come dall’estetista; basterebbe togliere droga, musica massacrante e sesso e le discoteche sarebbero degli oratori laici dove passare il tempo in compagnia di amici e amiche, magari parlando di come mettere su famiglia.

In realtà, quel ballo, in quei luoghi, a quelle ore, con quella musica è, ontologicamente, “sballo”: l’uno senza l’altro sono inconcepibili nella mente ormai formattata delle decine di migliaia di adolescenti e giovani che li frequentano, che vanno al ballo “per” lo sballo: sballo di volume, frequenze basse e ritmo, tanto che, se non fossimo in un locale rivierasco ma in una fabbrica, saremmo obbligati a mettere le cuffie di protezione acustica; sballo di ecstasy per i più cattivi e di alcol per i più “bravi” e le più “brave”, anche minorenni; sballo erotico in pedana, sul cubo, nei bagni o nei parcheggi.

Genitori, educatori, sacerdoti ed insegnanti non possono sentirsi a posto in coscienza solo perché un locale come il Cocoricò viene chiuso per 4 mesi dal Questore di Rimini: ha fatto bene ed andava fatto, ma pensare che si risolva il problema è come credere di ridurre le vittime della strada chiudendo la produzione della Cinquecento. Le discoteche di quel genere non devono chiudere per sentenza, ma per mancanza di utenti.

Progetto ambizioso, ma non impossibile, che deve partire dalle comunità cristiane e da tre domande: c’è differenza tra come si divertono i ragazzi dei nostri oratori ed i ragazzi del Cocoricò? Non è che, almeno in parte, sono gli stessi? Non è che la pensano uguale su cosa vuol dire divertirsi? Sì, perché la differenza tra una vita orientata al bene e al bello, una vita santa, la si vede nel tempo libero, non nel tempo impegnato, che sia a scuola, in parrocchia o in famiglia.

Esisteva, fino a due anni fa, una bella iniziativa ecclesiale per l’educazione “alla notte e al tempo libero” che si chiamava M’Interessi, un oratorio notturno a sballo zero, dove si potevano incontrare un prete e degli educatori fino all’alba; esisteva, perché quel prete è stato trasferito ad altro incarico ed i locali sono stati riadattati ad oratorio che, la notte, resta naturalmente chiuso.

Il tempo è giunto, e ce lo dice Lamberto morto di droga a 16 anni: le comunità cristiane devono mettere tra le loro priorità l’educazione degli adolescenti e dei loro genitori al tempo libero così che almeno gli oratori non producano carne da macello per i mercanti di (s)ballo. Altrimenti anche l’educazione, se non riguarda l’intera vita della persona, diventa una terribile menzogna.

 

Marco Brusati

Direttore generale di Hope – Formazione, spettacoli ed eventi al servizio della Chiesa

 

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